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Ai Platani
Report
Visita alla residenza per anziani “I Platani”
Durante il corso di Animatore sociale presso Ageform
Marzo 2009-04-23
Di Massimiliano Salvatori
La struttura è situata nell’area cittadina, nel Quartiere Navile, in via S. Serlio, 22. E’ adibita all’accoglienza di ultrasessantacinquenni con vari livelli di NON autosufficienza. La struttura comprende una parte residenziale e una parte adibita all’accoglienza diurna;
Il servizio animazione si divide fra la parte diurna e quella residenziale.
Ogni giorno vengono svolte attività come ginnastica di gruppo, riabilitazione, disegno, pittura, ascolto musicale, varie attività manuali, giochi ed eventi che possono avere a che fare con le storie di vita degli ospiti; l’obbiettivo è anche quello di tenere sveglio quel barlume di vitalità che c’è nelle persone, ognuno a suo modo e secondo le proprie possibilità la presentazione ci è stata fatta dall’operatore di riferimento per la struttura e dalla responsabile della struttura stessa.
Emilio, l’animatore, ogni giorno va a salutare personalmente tutti i 100 ospiti della struttura. Questo momento del saluto è risultato importante e funzionale a far uscire le persone dalle stanze, in modo da iniziare la giornata superando eventualmente un po’ di pigrizia. Banalmente si tratta di dare una piccola ragione per svegliarsi e alzarsi. Non è poco.
Il servizio di animazione mi è sembrato ben integrato al contesto e alle esigenze degli utenti. L’elemento che mette in campo è sì la vitalità, ma soprattutto la serenità.
Si avverte una difficoltà legata a problemi organizzativi: nel senso che fare il giro di tutte le stanze, al mattino può diventare una cosa lunga e faticosa per un solo operatore.
Come visitatori c’erano aspettative diverse da questo incontro: io cercavo di andare all’ultima volta che sono stato in un posto come questo. La sensazione è proprio quella di entrare in una casa e proprio come in quel caso ti senti un ospite e cerchi di muoverti con delicatezza.
Mi aspettavo un coinvolgimento emotivo diverso da quello cui sono abituato nel mio lavoro, tuttavia pensavo di poter entrare poco in relazione visto lo scarso tempo a disposizione. Le cose sono andate che il coinvolgimento emotivo è stato superiore alle mie aspettative ed è stato più difficile di quello che immaginassi gestirlo: entra in gioco molto rapidamente l’elemento dell’affettività con questo tipo di utenza. Questo almeno nella breve esperienza che ho avuto.
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Con Massimo Macchiavelli
Il cervello ragiona per associazioni di idee, se ho una lavagna bianca significa che mi sto autocensurando
Come la lezione precedente non dobbiamo lasciare chi si esibisce solo ma entrare senza timori, al servizio degli altri. L’improvvisazione è intuizione in azione, la parte razionale ci blocca mentre quella irrazionale no
Due regole dell’improvvisazione: non aver paura di essere folli – perseverare (la costanza)
Abbiamo la lavagna bianca perché abbiamo paura di essere osceni o pazzi o di non essere originali: meglio idee banali ma esecuzioni magistrali.
Occorre rallentare la parlata perché tutti si possano agganciare, dire cose semplici da intuire e seguire. Non ci si rivolge all’altro in forma plurale. Se si sbaglia bisogna tirare dritto
Regole: cancellare il no: occorre sempre accettare l’azione proposta. Il mondo si divide in yessayer e nosayer: i primi traggono gratificazione dall’avventura della situazione che evolve, i secondi dal controllo della situazione. Evitare fisioterapeuti, pittori e scultori o ballerini perché si appoggiano sull’immobilità del compagno invece di sviluppare un’azione e una scena viva in cui lui comincia immediatamente a muoversi. Abolire gli “ancora” e sinnonimi, sono come il no blocchi del cervello, entrando in scena c’è qualcosa di nuovo, non che si ripete. Hitchcock Il dramma è la vita senza i tempi morti.
Riuscire a vedere lo sbaglio come una benedizione il pubblico è contento di vederti sbagliare Fine improvvisazione Balanzoni – problema più grosso voci e sicurezza e magnificenza del personaggio
Stanislavskij parlava dell’importanza per un personaggio di avere un conflitto, perché questo lo rende più interessante; tre sono i tipi di conflitto, con il mondo, con l’altro, con se stessi (che poi ovviamente si possono intrecciare).
· Per prima cosa occorre fare una scelta forte su di sè ad es “sono incazzato”
· Ogni battuta deve mettere un mattone che porta avanti la costruzione della scena
· Nominare il personaggio è un passaggio forte che definisce
· Le battute non devono essere statiche ma dinamiche
· Occorre sempre pensare che dobbiamo usare un linguaggio teatrale sopra le righe ma non caricaturale
· Come al solito niente domande e niente no
· I personaggi che si danno del lei sono più da testo nell’improvvi9sazione fanno perdere tempo
· Quando si sta scivolando verso lo psicodramma fare curvare la palla cioè mettere dentro alla scena qualcosa che non c’entra nulla
· Non mettere il telecomando a quello che deve fare l’altro.
· Non bisogna essere refrattari
A questo punto ha fatto proseguire una scena mettendo dei numeri per dimostrarci che ciò che avevano detto non contava nulla.
· Se ti viene da ridere è il tuo personaggio che ride
ESERCIZI E GIOCHI DI GRUPPO
1. La zattera: In giro liberi per la stanza, battuta, accelerazione, battito fermata.
Pensate di essere sopra ad una zattera e se vi trovate dalla stessa parte si rovescia. Lui chiama, la persona chiamata fa un gesto e un suono. Poi da un numero i ragazzi devono ricordare il numero e fare gesto e suono corrispondente.
– Fa fare delle file (ordine di altezza), fila per numero di scarpe (devono dirlo), fila per numero civico, iniziale del cognome. Creare due gruppi (tortellini, lasagne …… cani e gatti; gatti e mucche), li dirige per versi, alzando volumi ecc.
2. Associazioni di idee – per senso o assonanza
Ci si deve agganciare sempre all’ultima cosa non a quelle dette dai compagni precedenti e si deve tenere il ritmo dato dalla mano di tutti che si getta verso il centro del cerchio.
3. Le statue
Tutti in fila pronti a scattare, come ci fosse la partenza dei 100 metri; devo comporre una statua.
Temi: l’inverno – la speranza – ecc. decisione, non tentennare ma osare e non lasciare i compagni soli, l’improvvisazione è uno sport per generosi!
4. Le macchine
Movimento associato ad un suono, i compagnia si incastreranno con me, anche fisicamente ci vuole molto contatto. Temi: per arricciare il codino ai maiali, per mettere i puntini sulle coccinelle, per scaldare la sala a tempo di record, per raffreddare d’estate, per far venire la primavera. Attenzione al ritmo, non fare tutti troppo ravvicinato altrimenti gli altri non sanno dove inserirsi.
5. Til ha detto Posizione a coro greco, a cuneo, spalla contro spalla. Ci sono due persone, Io (l’insegnante) e Til e il gruppo deve obbedire a Til. Til ha detto… oppure parla senza questa premessa. Gioco del terminare il gioco e poi dire che non avrebbero dovuto “rompere le fila” perché non lo aveva detto Til.
6. Unisono I due gruppi uniti come prima formano ciascuno un’unica persona, queste due persone si incontrano e si parlano. Tutti quelli di un gruppo devono parlare all’unisono.
7. Dal gesto Qualcuno in mezzo al cerchio che si muove al battito di mani si immobilizza e qualcun altro entra e inizia una scena giustificando quella posizione, al battito resta fermo l’ultimo che è entrato , l’altro esce e qualcuno inizia una nuova scena.
8. Talk show: un’intervistatore e il massimo esperto di qualcosa seduti su due sedie. Domande cui rispondere all’istante, anche il pubblico può intervenire con domande.
9. Contare Cerchio stretto tutti abbracciati:Contare fino a 20 senza ordine se due dicono lo stesso numero si riparte da capo
10. Contatto visivo Un partecipante racconta quello che ha fatto durante la giornata i compagni fanno da pubblico e tengono una mano alzata e la abbassano pian piano appena è giù fanno la sirena, chi racconta deve bloccarla stabilendo un contatto visivo ,allora il braccio si rialza.
11. Perché Dimmi un sentimento es rabbia Dimmi un oggetto es ombrello Perché la rabbia è come un ombrello
12. Dal dottore Si deve eliminare una persona dopo un pò quando si capisce chi ha lo status più basso gli altri si alleano contro di lui.
13. Le porte In cerchio ognuno è una porta A va ad aprire le porte e trova una situazione alla quale deve parteciapare A va alle porte B è la porta e la situazione.
14. Incipit Uno dice una frase che è l’inizio ,un altro dice una frase che è la fine, gli altri si vanno a posizionare in mezzo completando l’incipit
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L'incontro con Massimo Macchiavelli ci ha insegnato che…
1. L’operatore può essere anche animatore. Ti è capitato durante lo stage di accorgerti che ci possono essere alcune difficoltà nel fare l’operatore e l’animatore nello stesso momento? Quali?
L’operatore può svolgere anche attività di animazione, ma non può essere animatore nello stesso momento in cui fa l’operatore. Le difficoltà emergono proprio in questi casi: perché il lavoro dell’operatore ha anche a che fare con le regole, per cui sono due attività incompatibili.
L’operatore può svolgere anche attività di animazione, ma non può essere animatore nello stesso momento in cui fa l’operatore. Le difficoltà emergono proprio in questi casi: perché il lavoro dell’operatore ha anche a che fare con le regole, per cui sono due attività incompatibili.
2. Ti è capitato invece vedere gli aspetti positivi dell’essere operatore e animatore insieme? Se sì descrivili.
Se non ti è capitato scrivi se pensi possa accadere o meglio di no.
L’operatore che ha conoscenze di animazione e possiede alcuni strumenti tipici dell’animatore è sicuramente avvantaggiato nel lavoro e nell’aggancio dell’utente. Può capitare, in alcuni momenti semi-strutturati come feste o iniziative, che l’operatore/animatore possa essere promotore di attività e comunque sappia gestire le dinamiche di gruppo.
3. Quali sono le qualità che un animatore deve stimolare o accrescere sempre negli utenti del progetto al di là degli obiettivi del progetto e del tipo di utenza? Pensa alla risposta e scrivi se durante lo stage hai stimolato queste capacità.
Nell’animazione possono valere gli stessi principi che danno vita ai progetti di empowerment: si tratta sempre di stimolare e potenziare le qualità o le passioni latenti nel soggetto (o nel gruppo) utente dell’attività di animazione.
Durante lo stage mi è capitato di adattare l’attività alle passioni e alle competenze di un utente che ha particolare interesse per il fumetto, la musica e i film, per cui abbiamo costruito insieme una rubrica settimanale di appuntamenti gratuiti a Bologna, da pubblicare sul blog Asfalto.
4. In una animazione teatrale o espressiva, spesso è preferibile cominciare con esercizi di improvvisazione, mi puoi fare qualche esempio di esercizio che hai usato durante lo stage?
Durante un gruppo abituale di ascolto e incontro fra utenti dei laboratori c’erano alcuni nuovi membri; ho pensato di iniziare il gruppo con il gioco dei biglietti come carta d’identità. Gioco che abbiamo fatto anche al corso, nel quale si cerca di indovinare le caratteristiche e le preferenze degli altri leggendo l’identikit scritto da ognuno.
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un riassunto
19/03/2009
Con Adriano De Blasi
1. SENSIBILITA’: capire la situazione, sapersi collocare con delicatezza e sapere quando entrare e quando no.
2. ESPRESSIVITA’: riuscire a far esprimere le persone non è facile predisporre le cose in modo che il gruppo trovi lo spazio per la comunicazione.
3. INTERSOGGETTIVITA’ (relazione con gli altri): rendere possibile la relazione fra le persone coinvolte nell’animazione. Capacità di stare in relazione.
IL METODO: è importante avere chiaro il nostro metodo.
Siamo abituati a stare di fronte e in mezzo a situazioni di tensione, di
Disperazione, ecc…
Dobbiamo ricordare che la capacità di stare dentro a situazioni difficili
non è una cosa scontata. Il METODO è ciò che utilizzo per fare bene il
mio lavoro.
ACCOGLIENZA: predisporre un ambiente che faccia sentire bene (o meglio) chi lo
frequenta, che sia anche una condizione 1 a 1.
COMUNICAZIONE: creare e promuovere un ambiente, dove le informazioni e gli
scambi circolano.
METODO (2): come l’operatore si muove verso l’interno o verso l’esterno del
servizio. Significa super provocare, spiazzare, in modo da condurre
nel cambiamento; interrompere degli stili, comportamenti, ecc…
Verso l’interno: porre l’attenzione ai particolari, essere pronti a
cogliere le sfumature e i particolari del momento, non essere rigidi
o cambiare prospettiva. Sapersi mettere in gioco, anche in una
discussione, sulle regole, sulla struttura, ecc…
CO-COSTRUZIONE: bisogna ricordarsi che, nella relazione, abbiamo a che fare con
una persona per di più adulta, per cui il lavoro, il percorso va
concordato condiviso. Bisogna essere capaci di argomentare e
discutere, rispetto al percorso e alle situazioni.
LE COMPETENZE: le abilità, il saper fare. Alcune idee sulle quali appoggiarsi.
DEL SAPER FARE.
<< – Saper utilizzare modelli teorici diversi;
– capacità di parlare linguaggi diversi e renderli tra loro
comprensibili; il nostro stile non deve essere 1GABBIA.
– capacità di facilitare la relazione di gruppo, le relazioni di
auto-aiuto e gruppi di interesse (sostegno tra pari, di auto-
aiuto , ecc…).
– riuscire ad instaurare relazioni informali (saper essere
accoglienti) nell’ambito dell’accoglienza;
– capacità di costruire dei rapporti al di fuori delle regole
(le regole sono importanti, ma spesso ci si deve muovere
anche ai confini delle regole; spesso si naviga a vista ed è
bene tenere anche in quel momento.
– saper sospendere i giudizi e i pre-giudizi;
– capacità di rispondere, nell’immediato e prontamente con
interventi puntuali, (spesso bisogna avere comunque e
sempre qualcosa da rispondere);
– capacità di ripensare ed adattare le nostre competenze
tecniche; saperci riflettere sopra.
– avere conoscenza della RETE dei servizi; percepirla, avere
dei contatti, saperli usare, ecc…, quindi saper usare anche
stili diversi e linguaggi diversi.>>
GLI STRUMENTI:
– Tecniche di dialogo (in ambito di colloquio formale o informale). Il dialogo non è un’attività scontata, ma ci sono delle vere e proprie tecniche. Ad esempio:
– riprodurre e rimandare rielaborate le cose ascoltate, dare un rimando
– verificare, con domande, le cose dette da noi per vedere se le stesse sono
state capite, verificare l’attenzione
– sempre e comunque mettersi in discussione.
– Tecniche di EMPOWERMENT:
– riuscire a ridare potere e capacità a una persona.
– Tecniche di MEDIAZIONE DEL CONFLITTO (o dal contenimento):
– spostare l’attenzione, senza irrigidirsi su un solo atteggiamento.
– Tecniche di ADVOCACY:
– saper riconoscere delle domande, delle istanze dell’utente;
– saper legittimare una richiesta (propria) ed agevolare queste richieste
ai servizi competenti;
– sapendo portare al servizio l’istanza dell’utente;
– saperla spiegare e tradurla.
– Saper fare una VALUTAZIONE delle persone con le quali lavoriamo; senza utilizzare la tecnica del “BATTEZZO”, perché spesso ingabbia l’utente e non
Riesce a valutare i cambiamenti. Vanno bene anche gli strumenti come le schede personali e i diari del passaggio delle consegne.
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Un riferimento utile
Griglia di progettazione
![]() |
| Da fotocorsoanimatore |
In base all’incarico, dopo il periodo di osservazione e ascolto, di conoscenza … Dopo un’ accurata ricerca, dopo aver analizzato i bisogni, …
a) FINALITA’- perché si fa, gli scopi
b) OBIETTIVI – quali risultati si vogliono raggiungere
c) UTENTI – a chi è rivolto il progetto, chi ne viene coinvolto
d) SOGGETTI – chi lo fa: chi lo gestisce, chi collabora in qualche forma, eventuali sponsor o patrocinio (chi associa la sua immagine)
e) A TTIVIT A’ – quali sono le attività che si intendono fare per soddisfare gli obiettivi
t) METODI E TECNICHE – come si intendono realizzare le attività
g) TEMPI: – quando si fa? Quanto tempo per la preparazione? Per l’organizzazione? per quanto tempo dura? Scadenze?
h) LUOGHI: dove si svolgerà o si articolerà il progetto?
i) COSTI, quanto costa il progetto in termini dei materiali o attrezzature, della promozione, onorario degli eventuali soggetti coinvolti, ecc.
j) EV ALUA TION – ricerca valutativa, cosa misurare per conoscere se il progetto ha raggiunto gli obiettivi. Questa parte deve essere il più particolareggiata possibile.
b) OBIETTIVI – quali risultati si vogliono raggiungere
c) UTENTI – a chi è rivolto il progetto, chi ne viene coinvolto
d) SOGGETTI – chi lo fa: chi lo gestisce, chi collabora in qualche forma, eventuali sponsor o patrocinio (chi associa la sua immagine)
e) A TTIVIT A’ – quali sono le attività che si intendono fare per soddisfare gli obiettivi
t) METODI E TECNICHE – come si intendono realizzare le attività
g) TEMPI: – quando si fa? Quanto tempo per la preparazione? Per l’organizzazione? per quanto tempo dura? Scadenze?
h) LUOGHI: dove si svolgerà o si articolerà il progetto?
i) COSTI, quanto costa il progetto in termini dei materiali o attrezzature, della promozione, onorario degli eventuali soggetti coinvolti, ecc.
j) EV ALUA TION – ricerca valutativa, cosa misurare per conoscere se il progetto ha raggiunto gli obiettivi. Questa parte deve essere il più particolareggiata possibile.
a) Quali sono i criteri attraverso i quali valuteremo com’è andato il progetto?
b) Con quali parametri numerici stabiliremo la soddisfazione dei criteri?
c) Con quali strumenti misureremo i criteri scelti
ORGANIZZAZIONE DI MASSIMA: Ruoli, chi fa cosa, chi è responsabile, scalette.
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